• da “Polizia e Democrazia”
di Marco Pannella
Il mensile “Polizia e Democrazia” pubblica, nel suo fascicolo di giugno-luglio un’intervista a Marco Pannella che anticipiamo.
Nei sette giorni di sciopero assoluto della fame e della sete lei ha dichiarato che in Italia c'è una vera e propria «emergenza democratica». Ritiene che nel nostro Paese la libertà dei
cittadini sia in pericolo?
“Siccome sono notoriamente eccessivo, Le dico subito che siamo in presenza di un potenziale massacro delle funzioni, della forza, della professionalità e dello spirito della nostra Polizia di
Stato, senza salvare da questa prospettiva negativa anche le altre polizie, nessuna esclusa.
E’ un risultato oggettivo, fin qui non necessariamente preordinato e voluto, ma occorre urgentemente ormai, per doverosa prudenza, non escludere anche l’ipotesi di un disegno che si stia formando
(o che si è già formato) nel Regime partitocratico, anti-democratico, ormai privo dei connotati fondamentali di uno Stato di Diritto. Occorre, in altre parole, individuare irresponsabilità,
inculture, riflessi di stampo paleo-fascista, prima che si traducano in danni irreparabili o quasi”.
Qual è in Italia, secondo lei, il rapporto tra le Istituzioni e la società, tra lo Stato e i cittadini? Come funziona, o non funziona, la divisione dei compiti tra le Istituzioni delegate alla
difesa della legalità, dell’ordine pubblico, della sicurezza?
“Da tempo noi Radicali, io stesso con particolare convinzione, avevamo denunciato l’innaturale e oggettiva invadenza, la pratica usurpazione di compiti e di professionalità in atto, realizzata
con il dilagare delle funzioni di Polizia Giudiziaria, con la conseguente mutilazione del ruolo e delle competenze cui sono sottoposte in primo luogo la Polizia di Stato, l’Arma dei Carabinieri e
sempre più anche la Guardia di Finanza.
E’ inutile sottolineare che – già in via teorica ma ormai come realtà storica – questa infausta realtà è stata ed è connaturale con il potere partitocratico, anti-meritocratico per sua
caratteristica intrinseca e perciò utilmente interessato a corrompere le funzioni pubbliche e il potere dello Stato”.
Ritiene che si riscontrino tendenze ad occupare gli spazi riservati alla magistratura e alle forze di polizia, con iniziative tendenti a diffondere nuovi concetti di legalità?
“Poiché la dipendenza della magistratura non è sempre totale e indiscriminata, stanno ora esplodendo “novità” intimamente proprie di ogni Stato autoritario e/o totalitario: l’esercito mobilitato
ed esibito nelle città, come necessario garante della sicurezza e dell’ordine pubblico; e l’onnipresenza non solamente mass-mediatica dei ministri della Difesa e degli Interni, per promuovere le
“ronde” para-militari e para-poliziesche, formatesi solo grazie e dopo una criminale campagna televisiva e di stampa, volta a creare nell’opinione pubblica una psicosi di paura e di pericolo,
falsando i dati relativi alla diffusione e al rafforzamento delle “micro-criminalità”, quale principale conseguenza dell’immigrazione, inizialmente extra-comunitaria e, subito dopo, anche
comunitaria”.
L’allarme per una supposta mancanza di sicurezza tende ad attribuire questo rischio a varie cause: una di queste è l’indulto. Ritiene che questo giudizio abbia delle basi concrete?
“Le menzogne reiterate contro le pretese conseguenze dell’indulto – ora scientificamente smentite dai fatti – sono state la più efficace e abusata arena per questa strategia politica.
Parallelamente, quella che appare quanto meno sospetta, e comunque assolutamente irresponsabile, è la politica di inauditi e sistematici tagli degli investimenti destinati al funzionamento della
Polizia di Stato e dei Carabinieri, oltre a quelli per la Giustizia; e la rinuncia - denunciata unanimemente dal mondo dell’avvocatura, degli editori e dei giornalisti, questi ultimi sia
come Ordine che come associazioni sindacali – all’uso dei moderni strumenti scientifici di indagine, “giustificata” da eccessi ed abusi, sì da ottenere di gettare con l’acqua sporca anche il
bambino.
Se poi prendiamo finalmente coscienza di quel che accade alla comunità penitenziaria, ai detenuti con forme di carcerazione che lo stesso ministro della Giustizia è giunto recentemente a definire
“incostituzionale”, ma in forme non meno gravi anche a carico della Polizia penitenziaria e di tutti gli operatori del settore (medici, infermieri, psicologi, assistenti sociali, insegnanti,
educatori, volontari eccetera); se prendiamo coscienza di tutto ciò, dicevo, la politica del governo e della maggioranza parlamentare non può non destare grave allarme ed esigere ormai serie e
gravi lotte civili e politiche, che l’opposizione più o meno ufficiale mostra di non volere o di non sapere ingaggiare e finalizzare alla difesa dell’ordine democratico e civile del nostro
paese”.
Quali conclusioni, e quali prospettive, si possono trarre da quanto ha detto? Come vede Marco Pannella l’immediato futuro del nostro Paese?
“Anche a non condividere il quadro che ho tracciato, comunque troppi fatti, univoci eloquenti e testardi, parlano chiaro: con l’esile ma efficace nostra forza istituzionale parlamentare e armati
- come è noto - di nonviolenza, noi Radicali saremmo, siamo pronti a sostenere le lotte sindacali e politiche in difesa dello Stato e della legalità, del ruolo, dei diritti, della professionalità
e della dignità del personale impegnato nell’alta funzione di difendere la sicurezza e l’ordine democratico, contro ogni tipo di criminalità”.
(Intervista a cura di Eleonora Fedeli)
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