Domenica 12 luglio 2009
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Il prossimo 15 Luglio Luca Marco Comellini, ex Maresciallo dell'Aereonautica, presenterà alla Camera dei Deputati
la nascita del Partito dei Militari.
Un partito che - constatata l'insoddisfazione della truppa (ci azzardiamo a dire noi "delle persone che prestano la loro opera nelle qualifiche più esecutive") - nasce per
l'estensione di diritti costituzionalmente protetti anche ai cittadini che si trovano a vestire un'uniforme (magari con le stellette).
Un'iniziativa meritoria quella di tentare di riaprire una discussione che dopo la riforma della Polizia di Stato e quella dei primi anni novanta della Polizia Penitenziaria sembra essersi
definitivamente arenata.
Le parole, di più le intenzioni, del deputato radicale eletto nelle liste del PD Maurizio Turco ci confortano in ordine alla qualità
dell'avvio del dibattito, come la presenza alla presentazione del segretario nazionale generale del COISP, Maccari.
Che nel ventunesimo secolo ancora non si possa parlare pubblicamente - mentre è notorio quanto tra la truppa questi argomenti siano profondamente dibattuti - di sindacalizzazione
degli appartenenti alle forze armate, oppure di piena libertà sindacale nella Polizia di Stato, di abolizione - mediante riforma costituzionale - dell'anacronistica possibilità che il legislatore
imponga il divieto di iscrizione ai partiti politici, di introduzione del diritto di sciopero oppurtunamente regolamentato, di smilitarizzazione della Guardia di Finanza e anche di quella
parte dell'Arma dei Carabinieri che si occupano di difesa civile interna è un assurdo pensabile solo nelle condizioni antidemocratiche italiane.
Questo partito potrebbe concorrere a colmare questo vuoto, come d'altronde quello sull'irresponsabile mantenimento del sistema di sprechi e duplicazioni, che il sistema a 5 forze di polizia
nazionali della Legge 121 del 1981 ancora ci impone, ma con una importante avvertenza, almeno a parere mio.
Non conosco bene lo statuto e l'atto costitutivo del partito dei militari ma sarebbe, infatti, un errore fondamentale, strategicamente perdente persino potenzialmente pericoloso per gli
stessi obiettivi che si intendono assumere, fare di questo partito un'orrganizzazione dai riflessi etnici ed introvertiti magari prevedendo doppie qualità di iscritti ed impedendo - di fatto
o peggio di diritto - che iscritti che non vestono un'uniforme non possano accedere a talune cariche.
Prendendo lo spunto dalla storia cinquantennale radicale deve essere un partito aperto alla diversità, alla molteplicità di chi, laicamente e semplicemente, tra uomini e donne si riconosce
nelle iniziative e nelle lotte.
Buona fortuna (e buona strada assieme se saremo capaci di immaginarne).
Di Michele Rana
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Pubblicato in : Altri semi o altre piantine
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