Sabato 13 giugno 2009
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A primo acchitto l'articolo di Massimo Teodori sul Corriere della Sera rischia di essere urticante per quelle che appaiono le ennesime offese a Marco
Pannella, tutte finalizzate a dipingerlo come un satrapo, divoratore dei successi dei propri figli, del proprio partito.
Oggi come nel recente passato con Daniele Capezzone, secondo Teodori, toccherebbe ad Emma Bonino, al suo successo di preferenze (rispetto a quello di Marco Pannella).
Nulla di originale, insomma: un copione già visto, già letto ed ascoltato.
Basterebbe questo per rispondere all'articolo dell'ex radicale che prima del voto europeo aveva dichiarato la sua astensione perchè non vi era alcuna, tra le liste in competizione, autenticamente
liberale.
Ma quello che, a "bocce ferme" e quindi a urne chiuse, è davvero particolarmente imbarazzante per un professore universitario del calibro di Massimo Teodori è
l'assenza nel suo articolo di ogni abbozzo di analisi di contesto.
Cosa ne pensa dell'analisi, non del solo Marco Pannella ma di tutto il movimento radicale, dell'assenza di democrazia e stato di diritto nel nostro paese ?
Cosa ne pensa, Teodori, di quel documento "la peste italiana" che ha avviato e caratterizzato tutta la campagna elettorale della Lista Bonino- Pannella ?
Insomma è problema di un liberale, come fu anche della destra storica italiana - semmai se ne conservi memoria - quello del "conoscere per deliberare" ?
Io credo di si, ma evidentemente il Professore deve pensarla in un altro modo se finisce per ignorare che tanto Marco Pannella quanto Emma Bonino (insieme ad altri militanti e dirigenti
radicali, cittadini e persino detenuti) hanno dovuto sostenere degli scioperi della sete per far rispettare i pronunciamenti dell'Autorità Garante delle Comunicazioni e per far in modo che
lo stesso Presidente della Repubblica e il Presidente della Commissione di Vigilanza si esprimessero da garanti dell'applicazione delle regole, in primis quelle costituzionali.
Di queste pazzie e di questi capricci del leader, di Marco Pannella, come di tutta la setta ne faremmo volentieri a meno se vivessimo in una democrazia compiuta, perfettibile certo, ma
che fosse in grado di funzionare perlomeno nella pienezza degli standard internazionali.
Invece la realtà, quella a cui Massimo Teodori sembra essersi rassegnato e di cui Marco Pannella viene accusato di non rendersi conto, è proprio
pessimamente un'altra: un presidenzialismo e maggioritario finti e di fatto (più che di diritto) costituitisi col controllo oligarchico dei media, pessime prassi parlamentari
e abusi del decreto legge; una giustizia civile e penale al collasso; la distruzione per mancanza di informazione, violazione di costituzione e tradimento degli esiti dell'istituto popolare
del referendum; una civiltà carceraria degna - con rispetto parlando - di paesi del terzo e quarto mondo; un'occupazione legalizzata - oggi anche di stampo federalista - di ogni ambito anche
quello economico da parte dei partiti esistenti; una bancarotta dello stato che oggi torna ad accumulare un debito pubblico che quasi non ha eguali nell'Unione Europea e un sistema di
circolazione delle idee chiuso e bloccato all'interno del monopolio imperfetto RAISET.
Solo l'evocazione di una queste questioni, della loro gravità, farebbe accapponare la pelle a qualsiasi persona di buon senso, figuriamoci ad un autentico liberale come dice di essere
il Professore.
Eppure si ha il tempo di dire che il problema per i liberali italiani, per le loro prospettive politiche in Italia, è Marco Pannella e la sua politica settaria che questi problemi,
inascoltato dalla classe dirigente a cui Teodori appartiene, non solo li denuncia coerentemente da più di cinquant'anni ma come la storia referendaria dimostra ha in tasca soluzioni pronte
che nessuno della partitocrazia imperante ha voluto mai sperimentare.
Ad ognuno le sue scelte, ad ognuno la sua dignità compresa quella che viene dalla scelta dell'avversario nel corso delle proprie invettive.
Noi, a differenza di Teodori, nelle prossime ore preferiamo raccogliere l'invito di Valter Vecellio ad iscriverci o aumentare la quota di iscrizione ai soggetti dell'area radicale.
assolutamente drammatico ed è assolutamente incomprensibile ogni commento
che minimizzi in nome di una tenuta che non c’e’ stata o di una lotta
partigiana che non c’è.
Purtroppo col tempo tutto diventa normale: normale e’ non avere iscritti
(dopo aver toccato quota 40.000), normale e’ mettere ai tavoli gli
interninali, fare un uso spregiudicato degli indirizzari dei diversi
soggetti, usare il finanziamento pubblico, cancellare il Tortora che non
piace, sfregiare la stella gialla dell”io non dimentico”… e così sara’
normalizzato anche il non essere nel PE!
Non vorrei annoiarvi col ricordare che o la partitocrazia è causa dell’agire
o è causa del fallire: se interpreta i due ruoli il ragionamento non regge,
e la partitocrazia diviene un alibi.
Un alibi infallibile che tutto assolve.
Mai in questi anni si è avuta una riflessione critica sulle scelte della
galassia e la mancanza di responsabilità politica (per il divide et impera
interno) di chi assume le scelte rende difficile capire chi dovrebbe
dimettersi a seguito di questa ennesima sconfitta: infatti Pannella e Bonino
non avrebbero da che dimettersi… e la riconsegna del vaticlavio non e’
prevista negli statuti!
Qualcuno – non ricordo bene chi ma si trattava di una figura di spicco – ci
ammoniva in passato sui rischi di commistione tra leadership e gestione del
partito…
1979 1.285.065 3,67 3
1984 1.199.876 3,41 3
1994 702.717 2,13 2
1999 2.631.205 8,46 7
2004 731.536 2,25 2
2009 743.273 2,42 0
Questi numeri parlano di una dissipazione di consensi.
Il tesoriere potrebbe arricchire la serie con l’andamento delle iscrizioni…
La risposta dell’assemblea dei mille (ormai con un numero di edizioni
superiori a Rambo e sempre piu’ coincidente col numero di iscritti totali)
e’ la solita non risposta.
Si puo’ continuare a chiedere ai cittadini di essere folla plaudente?
Chi – a parte qualche entusiasta recente - pensate possa intendere la
politica solo in questo?
Si può continuare a ripetere sempre le stesse azioni e a perseguire il
rapporto con altre classi dirigenti fallite?
Mi permetto di suggerire di partire dal verso opposto e partire dalla messa
in discussione del vostro ruolo.
Il partito ha urgente bisogno di aria fresca, di una carica di energie ed
idee nuove.
Il partito – che e’ strumento democratico mentre la galassia no – è la casa
nella quale in tanti potremo risentirci uniti: dai 40.000 iscritti agli
elettori del 1999.
Solo la linfa di nuovi iscritti puo’ farci superare l’uscita dal PE e
riaprire una stagione di militanza.
Ci vuole un congresso costitutivo di un nuovo soggetto politico che riunisca
i radicali su pochi ma chiari obiettivi e nel quale tutti ci si possa
ritrovare da Libertiamo ai radicali italiani. Il Congresso deve essere
preceduto da una riapertura della radio a tutte le voci con un lungo periodo
di dibattito aperto precongressuale a quanti si saranno iscritti. E’ inutile
ripetere l’elenco dei temi assolutamente unificanti: le riforme economiche,
la tutela della libertà sulla vita, l’abolizione del quorum ai referendum e
la riforma elettorale.
Ci vuole un superamento della commistione tra partito e associazioni che
ridia dignità e autonomia alle associazioni (e quindi alla possibilita’ di
attrazione: se ti iscrivi alla Coscioni puoi essere proibizionista sulle
cosiddette droghe) e quindi consenta loro di aprire nuove frontiere di
contaminazione.
Ci vuole il rafforzamento della periferia in modo forte a partire dalla
gestione degli iscritti e dei rinnovi (invece delle chiamate di interinali o
cococo!) e considerando anche la presenza ad elezioni regionali,
considerando il livello di autonomia che le Regioni hanno in settori come la
sanità e la possibilità di promozione di referendum. In fondo e’ troppo
facile fare dichiarazioni di candore se non si lavora nelle officine!
Tutte le dichiarazioni normalizzatrici partite dalla Dirigenza Centrale
(DC!) fanno presumere che di dimissioni nessuno parlera’ mai e nulla
cambierà, restando alla ricerca dell’ambito territoriale giusto per
dimostrare il successo che non c’e’ stato…
… e allora vai col nuovo motto radicale:
toccato il fondo si puo’ sempre iniziare a scavare!
Grazie per la vs paziente attenzione per una opinione, un saluto.
Remo Appignanesi
www.eclettico.org/cr (per chi ha voglia di leggere cose vecchie…)