Giovedì 11 giugno 2009
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Erano altri i tempi quelli dei referendum elettorali dei primi anni novanta. Scardinavano il sistema proporzionalistico, per intero, e chiaramente andavano verso il
maggioritario uninominale a turno unico, quello anglosassone nel quale il collegio piccolo costituisce la garanzia maggiore perchè, progressivamente, i partiti smettano di essere partitocrazia ma
si mettano al servizio delle persone, con storie e vissuti riconosciuti su un dato e circoscritto territorio.
I tre quesiti refendari per i quali tra qualche giorno saremo chiamati ad esprimerci costituiscono, invece, una veria e propria truffa partitocratica pari solamente al modo con il quale
li si sta trattando in campo informativo e cioè nuovamente sequestrati alla conoscenza, confinati in tribune elettorali - monopolio dei partiti più del comitato promotore e di quelli per il
"no" - buttate nei palinsesti in orari di pessimo se non proprio irrilevante ascolto.
Nessun approfondimento nei talk show, nessun dibattito in prima serata sembra essere previsto per il residuo della campagna elettorale; per non parlare dei telegiornali dove la politica è ridotta
da RAISET a spot, ad aforisma, a scambio di battute o accuse incomprensibili se non ai tifosi della curva sud o della curva nord, in realtà tutte interne al regime in cui siamo immersi.
Nessuna comprensione ci sarà realmente restituita come cittadini ma, semmai, all'avvicinarsi dello scadere della campagna assisteremo ad un moltiplicarsi di dichiarazioni di voto per il
"si", per il "no" o per l'astensione orientate dalla convenienza (da realpolitik) di posizionamento del momento piuttosto che frutto di ponderare convinzioni.
Con la sintesi che necessita in questi casi proverò ad indicare i motivi per cui, secondo me è necessario votare "no":
1) i referendari Guzzetta, Segni & soci non si stancano di dichiarare, contro Costituzione, che i referendum costituiscono solo uno stimolo-impulso al potere
legislativo (“Questo è l’atteggiamento con il quale guardiamo, con grande interesse, alle
proposte parlamentari che, anche grazie all’iniziativa referendaria, finalmente cominciano a farsi strada. Il compito che ci siamo dati non è quello di una chiusura pregiudiziale. Sappiamo e
siamo convinti che il Parlamento sia la sede principale per dibattere delle riforme. Ma riteniamo che sia nostro dovere vigilare perché le soluzioni proposte vadano nella direzione giusta.”
-Prof.re Guzzetta ore 15.00 del 6 Dicembre 2006 nell’incontro “La riforma elettorale: referendum e proposte parlamentari” presso Palazzo della RAS Via
del Corso, 184 Roma); con ciò,colpevomente dimenticando che tanto
il legislatore costituente quanto quello ordinario hanno pensato all'istituto dell'art. 75 della Costituzione come produttivo di ben precisi effetti giuridici nell'ordinamento,
contribuiscono al definitivo affossamento del referendum quale fonte di diritto a diretta disposizione, per i fini esclusivamente abrogativi, della volontà popolare intesa a correggere
l'azione del potere legislativo;
2) i quesiti referendari di Guzzetta, Segni & soci - a detta degli stessi promotori - sono stati confezionati spingendosi molto in là con la tecnica "del ritaglio" per
disarticolare solo poche questioni, da una parte assecondando e assoggettandosi supinamente ed esplicitamente anche decenni di sentenze incredibili della Corte Costituzionale in materia di
giudizio di ammissibilità e, dall'altra, non intaccando per nulla l'impianto proporzionalistico del "porcellum" di Calderoli;
3) la truffa e l'inganno con cui si dovrà fare i conti è quello per il quale i quesiti verranno fatti passare per maggioritari; in realtà essi non lo sono per nulla: producono solo effetti
maggioritari a livello nazionale e cioè su liste che rimangono comunque bloccate (evidentemente decise dall'oligarchia partitocratica centrale) calate dall'alto verso ogni circoscrizione
della nazione;
4) l'effetto maggioritario - regalato all'oligarchia dominante in un determinato momento - è ottenuto a livello nazionale (in un modo del tutto analogo a quello della Legge Acerbo degli
anni venti) prima dal divieto di apparentamento tra le liste in coalizioni e poi da un premio di maggioranza (non più ad appannaggio quindi della colazione di liste) ma alla
singola lista che già ha ottenuto la maggioranza relativa dei seggi nella ripartizione del collegio unico nazionale a cui sarà assegnato automaticamente comunque il
55 % dei seggi in Parlamento; è confermato dal consequenziale innalzamento delle soglie di sbarramento (4 % Camera e 8 % Senato) per le liste;
5) le recenti parole di Emma Bonino posso così essere illuminanti quali sintesi per un No convinto: questa tornata referendaria è ben lontana dall'abrogare alcun Porcellum, anzi "lo legittima e lo peggiora nei suoi aspetti più negativi perché se dovessero passare i quesiti sul premio di
maggioranza alla lista che ottiene più voti avremmo un bipartitismo oligarchico e caricaturale che controlla un Parlamento di cooptati, che a sua volta nomina gli organi di garanzia";
senza contare che il "No" - piuttosto che la facile scorciatoia dell'astensione - è l'unico comportamento leale che si addice alla
stora radicale e cioè volto a "rimanere nella partita voluta dal costituente" e non privare di ulteriore legittimazione l'istituto referendario (già vilipeso ampiamente in questi sessant'anni
partitocratici).
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